Ormai il mondo è abituato alla velocità, tutto scorre rapidamente, le cose non restano in voga per molto e tutto questo meccanismo non esclude di certo la moda. Nuove collezioni che conquistano il palcoscenico per troppo poco tempo e sempre a cadenza regolare, un perpetuo produrre con tutto ciò che esso comporta.

Ma c’è un fenomeno che, andando controcorrente, regala una seconda possibilità a ciò che per qualcuno ormai è considerato vecchio, passato: il Second Hand. Un abito, un accessorio, un oggetto continua il loro ciclo di utilizzo e contribuiscono ad alleviare il già precario equilibrio ecologico.
Senza ombra di dubbio l’app Vinted, popolare tra le generazioni dei Millennial e Gen-Z, ha sdoganato il concetto per il quale ciò che è usato da qualcun altro non possa essere indossato ancora da altre persone, incentivando un ricircolo di oggetti e indumenti rendendo così la vita degli stessi più lunga.
Ma oltre ad aver scardinato il pensiero sul poter indossare un abito appartenuto a qualcun altro nel passato, ha anche sottolineato il potenziale celato tra i cumuli di robe ammassate negli armadi, comprate e mai messe, comprate e ormai passate di moda, facendo in qualche modo diventare chi si serve di quell’applicazione un piccolo venditore.
Gente che sui social riprende ogni parte del processo di vendita, impegnandosi a consegnare un buon prodotto, dalla cura dell’incarto all’inserimento di piccoli regali per gli acquirenti, andando quasi a creare un gioco ricco di suspense.
E parlando di giochi non si può non nominare il gioco delle mystery box, dove con pochi euro si riceveva un sacchetto, una scatola che conteneva cose sconosciute e si capiva il suo contenuto solo all’arrivo, creando così quasi una sorta di gioco d’azzardo con oggettistica e bigiotteria, creando un vero e proprio fenomeno su TikTok.
Ma se Vinted abbraccia grossomodo il globo, senza alcun limite con spedizioni e chat che mettono in contatto il venditore e l’acquirente a qualsiasi distanza, il second hand si è fatto strada sgomitando anche in una città come Taranto; l’esempio lampante è proprio la catena Mercatopoli, presente in sessanta punti vendita in tutta Italia e nel tarantino.
“L’idea di aprire un negozio di second hand è nata grazie alla mia attuale moglie, studiava a Parma dove erano presenti tre punti vendita Mercatopoli. Mi sono avvicinato a questo mondo e mi sono reso conto che Parma e Taranto avevano lo stesso bacino di utenza e allora perché non provarci?”
Ed è così che a Taranto è nato, ormai dieci anni fa, il primo punto vendita Mercatopoli, con la sua vasta collezione vintage di abiti, orologi e vecchi apparecchi elettronici come macchine da scrivere e macchine fotografiche.

“Il lavoro più impegnativo è individuare la merce, abbiamo standard serrati: ad esempio per quanto riguarda i vestiti non prendiamo nulla che provenga dal fast fashion, sappiamo l’impatto che ha sull’ambiente e non possiamo voltarci dall’altra parte”.
Ed è proprio la cura con cui tutto lo staff di Mercatopoli Taranto e i suoi due proprietari Giuseppe Cuscela e Massimiliano Ursoleo scelgono i capi d’abbigliamento o il mobilio che si nota varcando le soglie del negozio: si ha quasi l’impressione di poterci trovare di tutto, da un vecchio orologio a pendolo ai vecchi telefoni fissi con la rotella.
La cura e la ricerca si nota nelle piccole cose, anche nel modo in cui la merce viene posizionata per essere esposta alla clientela: “comprare abiti usati è sempre stato un taboo qui, le persone quasi si vergognavano a farsi vedere in quel reparto e guarda ora! Le persone non si vergognano più, sono fiere della scelta che stanno facendo. Ho creduto e combattuto molto affinché avvenisse una cosa del genere e grazie a Vinted e ad una nuova consapevolezza del consumatore siamo arrivati a questo risultato”.

Risultato che ha portato un gran via vai all’interno del negozio, per di più donne ma scrutando bene, camminando tra i vari reparti, si può notare la grande varietà di persone al suo interno, soprattutto di età. I bambini che divertendosi chiedono informazioni ai propri genitori guardando quelle vecchie macchine da scrivere, immaginando tempi diversi dove il computer non esisteva ancora e che con quei tasti si potesse creare qualcosa di bellissimo.
Chiedendo a gran voce e con innocenza come si facesse a digitare e sapere a memoria il numero di telefono che si voleva chiamare, indicando quei vecchi telefoni ben lontani da quelli a cui si è abituati oggigiorno.
Ed è così che in un attimo passato e presente si fondono andando a creare quell’aura di rispetto per ciò che ormai è in disuso, vecchio, ma che ha ancora del potenziale enorme.
E se da una parte troviamo il passato rappresentato dall’oggettistica all’interno del negozio, nel modo di mettersi in contatto con i possibili clienti e nel modo di utilizzare i social come ampliamento della banda di ricezione per arrivare a più persone possibili, si nota senza ombra di dubbio il futuro o meglio il presente.
Grazie ai social, quali TikTok e Facebook, lo staff Mercatopoli organizza dirette, reel e video per mostrare le loro chicche di antiquariato. Attraverso la loro app chi decide di vendere i propri oggetti può controllare minuziosamente tutto il processo di vendita restando sempre aggiornato passo dopo passo, creando così una trasparenza rispettosa tra chi si affida a Mercatopoli e lo staff stesso.
Mercatopoli è diventato un vero e proprio punto di riferimento per l’economia circolare tarantina, insegnando a grandi e piccoli il rispetto del passato e soprattutto dell’ambiente, a ponderare le scelte valutando le conseguenze che esse possono avere sul territorio.
Il Second Hand è più di una semplice moda passeggera: è impegnarsi concretamente per il mondo in cui si vive, è saper celebrare e valorizzare il passato ma soprattutto avere una possibilità per il futuro.